Confusa e felice (no, Carmen. No)

pioggiaPrima di iniziare: la foto di Bella con il mezzo-lupo-sexy non c’entra nulla con tutto ciò che leggerete. O meglio, c’entra con la pioggia ma 1) io non sono Bella e 2, soprattutto) nei paraggi manca del tutto una qualsiasi frazione di lupo sexy: il fine di quell’abbraccio a bocca aperta è schiettamente solo quello di catturare la vostra attenzione.

Osservazione:il mio stato d’animo attuale è totally confusa e felice (non come la Consoli, non me ne volere Carmen). 

Descrizione: scrivo per strada, con l’iPhone, tornando a casa dopo una giornata di studio chiusa in biblioteca. No, così non rende l’idea: ricomincio. 

Descrizione: Per chi in questo momento non si trovasse a Milano e per chi leggerà le mie farneticazioni in futuro, iniziamo dicendo che hic et nunc  piovePiove una pioggia di quelle che ai primi lampi pensi “toh, un acquazzone di primavera!” e poi invece nel giro di 24 ore ti ritrovi in Ottobre, su instagram tornano le foto di gatti annoiati e tu, che hai già fatto il cambio dell’armadio, non sai più che cazzo mettere. “Eh Beatrice ma avresti dovuto saperlo, le previsioni danno acqua da una settimana!“: ma certo cara, stavo giusto pensando che alla mia nutrita collezione di paranoie mancasse proprio quella del meteo!

Piove e io non ho l’ombrello. Su questo punto però tenderei a sorvolare poichè non mi sento ancora sufficientemente matura per parlare del mio rapporto con gli ombrelli. Fatto sta che ho con me solo una mantellina impermeabile giallo canarino di quando avevo 10 anni che nonostante le apparenze mi ripara benissimo. “Mi ripara benissimo” in effetti è un po’ eccessivo… Va bene, per dirla tutta è una cagata bella e bona, ma a ragion del vero è esattamente quello che penso ogni volta che decido di usarla, pentendomene regolarmente quando è troppo tardi per cambiare idea.

Ultimo e fondamentale dettaglio per completare il puzzle di questa mia serata di merda è che sono a piedi. A piedi nel senso che arrivata in circonvallazione, fermata Tibaldi, il tempo d’attesa per la 90 era di 10 minuti: FURBA ho pensato “cammino per un paio di fermate così sgranchisco le gambe”. Naturalmente la pioggia è aumentata. Non avendo le cuffie per ascoltare la musica (andate irrimediabilmente distrutte nei raggi della mia bicicletta la scorsa settimana) ho pensato bene di iniziare a scrivere. Naturalmente, concentrata sullo schermo pieno di gocce, una decina di minuti fa ho visto sfrecciare la 90 senza la minima possibilità di raggiungerla. È necessario aggiungere il dato che camminare e scrivere con l’iPhone aumenti del 500% la probabilità di finire con entrambi i piedi nel bel mezzo di ogni fottuta pozzanghera? Forse no, ma se voleste un’evidenza empirica per questa accurata stima potrei sempre mostrarvi i miei calzini freddi e fradici.

Ed eccomi qui, che a forza di schivare vecchiette barcollanti e bambini euforici sono quasi arrivata a casa. Sapete, in questo post avrei voluto parlare di uomini. Uomini o loro scarsità, assenza, penuria. Carestia oserei dire. Così è andata a finire che (anche) stasera l’unica parte bagnata di me sono i piedi, e l’unica cosa che ardentemente desidero e bramo senza pudore è la cioccolata avanzata dell’uovo di Pasqua, custodita nella vetrinetta in cucina.

Eppur sono felice. Confusa e felice. 
Come volevasi dimostrare.
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