Io odio i regali di Natale (ma non tuttitutti)

Partiamo dal presupposto che io amo il Natale: mi piace tutto di questo periodo, dalle luminarie tamarre di cui è infestata la città alle pacchianissime vetrine bianche-rosse-oro, dallo stare tutti insieme appassionatamente rimpinzandosi di dolci alle giornate in cucina a spignattare. Il Natale per me è sempre stato meravigliosamente magico, avvolto da un’aura di gioia che rende tutto un po’ più bello. C’è solo una cosa che in questi giorni mi mette profondamente a disagio, di cui la sola idea mi gela il sangue nelle vene e mi fa balbettare come durante l’interrogazione di fine anno sulla sintassi di greco: i regali.

Non è che sia un’insensibile spilorcia, in genere io adoro fare regali a chi mi circonda… La cosa che non riesco a mandare giù è che i doni di Natale dovrebbero essere ciò che di più bello e spontaneo possa esistere, eppure per qualche ragione bisogna farli. Il che, lasciatemelo dire expressis verbis è un fottuto controsenso. Forse è solo un mio problema, ma ogni anno mi trovo terribilmente imbarazzata sia nel farli che nel riceverli. Mi ricordo ancora i traumi del liceo, quando finivo scuola verso il 20 di dicembre e tutte le mie compagne correvano a prendere pensierini e regalini di qua e di là, mentre io non riuscivo mai a decidermi: a chi devo fare un regalo? Quando posso consegnarlo? Cosa prendere? Quanto spendere? Chi dovrebbe poi fare a me un regalo? Me lo dovrei aspettare? Forse sì, in modo tale da avere anch’io un regalo pronto e ricambiare. O forse no, non dovrei crearmi false aspettative e non dovrebbe proprio importarmene da chi e cosa riceverò. Se però il regalo alla fine arriva, che figura ci faccio? Non posso certo uscirmene con un “Ho pensato che avrei potuto regalarti, ma…”, perché siamo onesti, l’unica reazione che può suscitare il “pensiero” è “si ok, sputa il rospo dove cazzo è il mio regalo?”. D’altro canto cos’altro potrei fare? Comprare qualcosa per tutti coloro che potrebbero fare lo stesso per me? “Il portafoglio ha ragioni che la ragione non può spiegare”: non sarebbe economicamente razionale per il mio futuro prossimo e semplice. Fatto sta che sono anni che non scambio regali la notte del 24. Se c’è bisogno di qualcosa, allora questo potrebbe magicamente arrivare per Natale risparmiando al destinatario tempo e soldi di ricerca e acquisto.

Così, ultimamente, chi mi conosce bene ha metabolizzato questo mio pensiero e (paziente) mi asseconda. Con nonna andremo a fare shopping non appena ci saranno i saldi, A. e C. mi hanno regalato una giornata alle terme da sfruttare entro dicembre 2014, e io e mamma ci siamo vicendevolmente regalate ciò che desideravamo da anni: un videoproiettore da 4.000 lumen ed uno schermo 2.70×2.30. Come per tutti i regali-non-regali, la tempistica è essenziale: non tanto alla “non fare ciò che gli altri si aspettano tu faccia“, ma più alla “fottitene e fai ciò che vuoi quando vuoi: tanto non è un regalo di Natale“. Non abbiamo quindi certo aspettato la data socialmente stabilita per premiarci e sono più di dieci giorni che le serate in casa nostra si passano a luci spente, schermo abbassato e contemplazione. Inutile dilungarmi sulla quantità di film, documentari (si, amo i documentari) e telefilm che stiamo macinando giorno dopo giorno e mettendo in elenco per  i prossimi pomeriggi di vacanza.

Il regalo di Natale più bello del mondo.

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