semplice

A me la semplicità fa paura.

Di tutte le cose complesse e pericolose che ci sono al mondo, quelle che che mi spaventano di più in assoluto sono quelle scontate. No, non sto farneticando. Il brutto di ciò che credi facile, infatti, è che se non lo raggiungi non hai proprio scuse: la sconfitta è palese. Peggio dell’attimo in cui realizzi l’insuccesso stesso, quando ti rendi conto che ormai è or di deporre le armi, c’è l’attimo che lo segue, ineluttabile: nella migliore delle ipotesi qualcuno ti compiangerà cantilenando “ma era una cosa così stupida”, “come hai fatto a sbagliare?!”, mentre nella peggiore sarai tu stesso a ripetertelo, momento dopo momento, fino a che una nuova impresa non occuperà nuovamente le tue lamentose sinapsi.

È proprio così che più per paura che per presunzione mi cimento sempre in cose complicate (il più delle volte incastrandole e accavallandole): la verità è che ho il terrore di fare ciò che agli altri riesce senza sforzo. Già lo so: a me verrebbe una schifezza. Per questo motivo non ho mai fatto la torta margherita, non salo mai l’acqua della pasta, non stappo le bottiglie di vino, non ho mai rimorchiato in discoteca, non ho mai giocato a pallavolo e mai e poi mai ho fatto i primi esercizi dei libri.

Se non porto avanti tremila progetti alla volta, non sono contenta. Non me ne va bene uno? Amen, ci ho provato. Non riesco a ottenere un risultato? Mi dedico agli altri che ho in ballo senza perdere neanche un secondo. E’ un turbine di idee e speranze che si alimenta giorno dopo giorno trascinando al suo interno ciò che incontra. Solo ogni tanto, come per caso, succede che mi fermi a guardare ciò di cui mi sono circondata: cose, persone, emozioni, oggetti e oggetti del desiderio sembrano immobili nella loro precaria posizione, e mi chiedo come faccia a stare tutto così terribilmente in equilibrio.

Eppure, ci sta.

A volte qualche pezzo cade e va in frantumi senza apparente motivo, altre cerco di incenerire dettagli con lo sguardo e altre ancora, senza troppi preavvisi, affetti e difetti escono dalla mia vita senza salutare, ma sempre con un certo cinico ordine: “doveva andare così”. Starò mica diventando cinica?

A proposito di cinismo, pensate che stanotte avevo iniziato a scrivere con l’intenzione di parlare di uomini. Si perché tra le cose fottutamente semplici e dannatamente spaventose che (non) popolano la mia vita, ci sono anche loro. Ma questa è un’altra storia.

 

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