Meteorologia da ascensore.

Si lo so, negli ultimi giorni la questione meteo ha scalato ogni classifica di argomenti banali, inutili e tediosi da scrivere, discutere o anche solo pensare.

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Eppure ce ne sono di cose di cui parlare? O no? Massì massì, non è possibile che il mondo si sia proprio ora trasformato in un gigantesco e imbarazzante ascensore dove non si parla che di pioggia, umidità ed (ex) mezze stagioni.

Io, per l’appunto, ho sviluppato una folle paura sia del mondo che degli ascensori (di questi ultimi in particolar modo). Nulla mi piace di quelle gabbie di ferraglia che vanno su e giù rinchiudendo i loro ospiti in scomode situazioni per lunghi ed inesorabili minuti. Statisticamente, poi, è stato da me certificato che se sei in un ascensore con qualcuno, hai il 90% di probabilità di trovare al tuo fianco una o più persone decisamente sgradevoli. Spesso, diciamo nel 60% di questi casi, ti sentirai in dovere di interagire con loro, e se l’imbarazzo sarà reciproco diventerà tutto molto, molto più imbarazzante: in questi lunghi attimi è stato assodato che per la maggior parte dei casi il “cosa gli dico” occupa per lo meno i tre quarti del viaggio, che tu debba andare al 1 o 18 piano.

Ora morirei dalla voglia di scrivere ogni dettaglio del cosa si può fare o dire per rompere quel sottile e molesto strato di ghiaccio che ineluttabilmente intercorre tra voi e il vostro sgradito interlocutore, ma purtroppo non ne ho la più pallida idea. Per esperienza personale però posso dirvi cosa nei film ci propinano ogni volta ma in realtà non funziona per niente: schiarirsi la voce. Se hai veramente un’infiammazione oro faringea, infatti, passerai volente o nolente per l’appestato da cui stare lontani per evitare la broncopolmonite, mentre se la tua gola sarà secca per l’imbarazzo e la scarsa idratazione, quei forzati versetti potrebbero scatenare in te un vero e proprio attacco di tosse isterica e compulsiva che non farà che aggravare la situazione. Un po’ di sincerità: a chi non è mai successo?!

In ascensore, le alternative sono due: o isolarsi, magari scrivendo lunghi messaggi ad amici immaginari, chiamando i centralini degli operatori telefonici (che tanto non rispondono mai) o compilando l’ennesima lista della spesa in cui ci si dimenticherà sicuramente qualcosa, oppure molto meno probabilmente prendere il coraggio a due mani e interagire. È in questo ultimo remoto stato del mondo che la meteorologia salva il genere umano. Sempre. Detto fuori dai denti, secondo me è proprio per situazioni del genere che le persone guardano le previsioni del mattino, quelle lunghe dove ti spiegano il perché è il percome di ciò che succederà nella giornata: correnti di aria fredda e calda, precipitazioni tropicali e venti siberiani, per non parlare della mia precipitazione preferita: la pioggia di sabbia rossa del deserto.

La verità è che la mi spiccata socialità mi impedisce di prendere ascensori da almeno cinque anni, e il mio bisogno di ascoltare e spiegare dottrine sul “tempo che fa” viene così sfogato nel vita di tutti i giorni, quando solitamente le persone “normali” non hanno la minima intenzione di darmi retta. “Solitamente“, ma non in questi giorni.

Nell’ultima settimana ha piovuto come fosse novembre ed il sole ha riempito il cielo come nel migliore giugno inoltrato. Quest’ultima settimana il 50% delle persone che conosco si è presa il raffreddore e il restante 50% sta scongiurando il momento in cui verrà contagiato. Questa settimana sulla terrazza sono fioriti i gelsomini riempiendo di primavera il pomeriggio inoltrato, e la sera stessa una pioggia torrenziale ha sconvolto quegli stessi vasi generando frane e inondazioni disastrose. Questa settimana mi sono fatta dare così tante ma così tante spiegazioni per quello che sta succedendo lassù, che se solo avessi ascoltato davvero i miei interlocutori potrei scrivere un intero post sulla situazione climatica nazionale.

Stanotte però, benché ogni mia fonte prevedesse piogge torrenziali, il tempo sembra prendersi una pausa: mentre tutti attorno a me dormono, dalla finestra della terrazza una trapunta di stelle spunta tenue e tremolante attraverso l’inquinamento violaceo di Milano.

Stasera, da lassù, proprio il cielo stellato sembra sussurrare con un filo di vento: si piccola illusa, sogna, tanto domani piove.

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6 pensieri su “Meteorologia da ascensore.

  1. Il finale mi ha fatto impazzire. “Mentre tutti attorno a me dormono, dalla finestra della terrazza una trapunta di stelle spunta tenue e tremolante attraverso l’inquinamento violaceo di Milano”.
    Sembra lo splendido epilogo di un romanzo estemporaneo, sfuggente, di quelle storie che non narrano nulla in particolare, ma che fotografano un momento, che lo immortalano in poche righe, lasciando un sorriso compiaciuto sul viso del lettore.

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