Gran Galà

Qui in Bocconi sembra ci sia la strana smania di fare tutto “all’americana“: le lezioni? Metodo interattivo, all’americana. I libri di testo? “Repetita iuvant”, all’americana (si, questa devo ancora capirla anche io). Il campus? Our project is in a very US Style. Persino le feste, sono all’americana.

Vi presento, signore e signori, lettrici e lettori, amiche e amici, il Gran Galà di Natale.

Se vi dico Natale, a cosa pensate? Scommetto che le prime cose che verranno in mente sono champagne e sofisticato finger food, long dress e smoking a noleggio, tavoli ricoperti da tovaglie bianche e piatti design, musica lounge, luci soffuse e ghiacciolini per i drink a forma di albero di natale. Si, certo, come no. Il fatto strano, più unico che raro, è che per questo loro bel “Natale”, sono tutti in fibrillazione: “tu sei riuscita a prendere il biglietto per il Galà?” mi ha chiesto stamattina una compagna di corso. “No, guarda non mi interessa, non è il mio genere di festa. Perchè me lo chiedi? Volevi andare?” la poveretta mi ha guardato con occhi da Bamby e con voce tenue ha risposto “Si, mi sarebbe piaciuto tanto, avevo anche già comprato il vestito, ma i biglietti sono finiti: sarà VIP quest’anno”.

Sarà che cosa!? Non chiedetemi come ci sono riuscita, ma sono riuscita a trattenermi dal riderle in faccia. “Sarà Very Important People”: e si sa, gli acronimi rendono sempre tutto più divertente. Ah, per completare il quadretto della situation manca ancora un piccolo dettaglio: il Gran Galà costa 35 euro. TRENTACINQUE. Capito? Non basta sborsare 35 fottutissimi euro per andare a quella magnifica e sbrilluccicante serata, ma se non sei VIP e non hai preso il biglietto nelle prime ventiquattrore di prevendita, stai fuori. E se stai fuori, sei OUT. E se sei OUT, allora non piacerai a nessuno. Limpido.

Sarà che sono OUT (anche abbastanzza fieramente), o che questi surrogati di “vita mondana Hollywood” proprio non mi attizzano, ma uno strano e insistente pensiero mi ronza in mente da stamattina: quante cose si possono fare con 35 euro?

1) Considerando che una cassa d’acqua minerale frizzante costa 1,60 euro, con i soldi del Galà si possono comprare ben 21,8 casse da sei bottiglie. Per cui, se si considera in media di berne due litri al giorno, la spesa può durare ottimisticamente 10,93 giorni.

2) Se il pane in media costa sui 3 euro al chilo (ah, signoramia, oggigiorno il pane quanto costa!) si possono comprare fino a 8,3(periodico) chili, che divisi per il fabbisogno giornaliero di una persona media (stimabile sui 100 grammi) arrivano a bastarci per ben 83 giorni.

3) Considerando le offerte sul web, skyscanner consiglia a meno di trentacinque euro ben cinque destinazioni da raggiungere in volo: Stoccolma, Liverpool, Brno (si, non so deve sia ma comunque è accessibile via aria), Eindhoven e Belgrado.

4) (Veniamo al sodo) Se il costo del gelato, dati Consob, è mediamente 15 euro al chilo, possiamo permetterci fino a 2,3 chili di gioia: facendo due calcoli, se consideriamo un ammontare di 2500 Kcal a chilo, raggiungono in breve la soglia delle 5750 Kcal: cinque giorni di felice sopravvivenza.

Dati alla mano anche la mia parte più razionale è arrivata alla conferma che si, il Galà non è realisticamente una scelta ottimale a meno che tu non beva acqua frizzante (si sa, gonfia), non mangi carboidrati e grassi (ah, la dieta!) o non ti interessi viaggiare (che noia, andiamo a fare shopping per il Galà!).

Ciaobelli: i VIPs veri siamo noi.

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5 pensieri su “Gran Galà

  1. Lo scenario che hai descritto è terrificante. Ed effettivamente siamo messi male. L’essere umano compie quotidianamente gesti insensati, tanto che mi viene da pensare che il processo di omologazione automatizzante cui siamo sottoposti sia ormai irreversibile. L’uomo si è allontanato in modo allarmante dalla sua natura. Un giovane uomo noleggia uno smoking, stuzzica il suo finger food, beve champagne, colmandosi di un nulla scenografico e convincente, un nulla che lo fa sentire in, un nulla che lo spinge ad osservare il popolo dal 50esimo piano della sua Vanità. Mentre si riempe di tale inconsistenza, il giovane uomo non si accorge che il Falò ha bruciato tutto. Ora vaga incerto, senza un’identità, immemore di sè.

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