C’è modo e modo

C’è modo e modo di sottolineare un libro. Vi è capitato, almeno una volta, di comprare un libro usato? Quest’anno, in seguito alla politica di risparmio e capitalizzazione che vige ferrea in casa mia da qualche mese, ho deciso di compare per l’università tutti libri di seconda mano: dopo interminabili code ai vari Libraccio dispersi nella città sono quindi riuscita a raccogliere il mio bottino, una volta a casa ho iniziato a sfogliare i preziosi manuali e… Cosa vedo? Uno specialmente, Statistica, è sottolineato in ben cinque evidenziatori diversi (ebbene si, esistono evidenziatori di ogni terribile colore possibile e immaginabile), pitturato nei particolari in puro stile impressionista: i colori si sovrappongono e si sommano sulle parole più importanti in suggestive macchie di grigi e marroni non meglio definiti, impregnando la carta e trapassando il colore sulla facciata successiva. Un colpo: io odio chi sottolinea male. Come si fa a studiare su un libro che sembra la brutta versione del quaderno di “Creatività” di un bambino di prima elementare? Non dico ci sia un solo modo di evidenziare, ma se ti comporti così allora vuoi proprio precludere ogni possibilità di studio a te e ai tuoi posteri tutti. Non vi è altra spiegazione.

C’è modo e modo di indossare una maglia, per esempio. Avete notato che specialmente quest’autunno vanno terribilmente di moda quelle camicette miste seta quasi trasparenti? Ecco, loro appartengono a quella classica tipologia di abbigliamento per cui o stai veramente da dio, o rischi di diventare tanto fuori luogo da sfociare nel ridicolo. Nelle pubblicità, indossate da queste creature meravigliose e meravigliosamente magre che chiamano modelle, come dipinte ad acquerello su quei corpi che sinuosi ci danzano dentro, sembrano proprio dare “quel tocco in più” che rende una bella ragazza una bellissima ragazza. Se però nel tragitto rivista-negozio, negozio-casa, casa-armadio, armadio-“non-sinuosissimo-e-scheletrico-corpo” qualcosa va storto, quei dannati acquerelli possono diventare un vero oggetto del demonio. Questo tende ad accadere specialmente se alla tua blusetta nuova vedo-non-vedo abbini quel reggiseno fluo tanto assolutamente-di-tendenza quanto assolutamente-vistoso che hai comprato nella stessa seduta di shopping. Aggiungi qualche chiletto di troppo e l’effetto che ottieni passeggiando per i corridoi dell’università è che i più gentili facciano finta di non vederti, mentre gli altri giudicano più o meno in silenzio. Obiettivo raggiunto? Non dico che non bisogna essere sé stessi, per carità, ma non c’era un “modo” diverso di indossare quegli abiti?

C’è perfino modo e modo di mangiare una coscia di pollo. Mai successo di stare a tavola con persone con cui non avete molta confidenza? È sempre un po’ strano, per me, perché non so mai cosa aspettarmi: sono stata educata a mangiare in un certo modo e il fatto che i commensali possano emettere muggiti e gargarismi, creare aloni di cibo dalle metrature ragguardevoli su di sé e sulla tovaglia circostante, piuttosto che toccare languidamente, con le mani sporche, tutto il cibo che li circonda, fa veramente ma veramente schifo. Capitato mai, per esempio, di mangiare il pollo con individui che appartengono a questa tanto insospettabile quanto vasta categoria? A me si, quest’estate, ed è stata una vera tortura: ho ancora negli occhi lo spettacolo osceno di questa persona che abbarbicata alla coscia di pollo come se si trattasse di un animale ancora vivo, la azzannava facendo colare brandelli di pelle e al contempo risucchiando rumorosamente saliva e condimento. Forse è stato proprio il “risucchio” la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “forchetta e coltello no, eh?!” sono sbottata. E indovinate, il soggetto (ah, brutto soggetto), asciugandosi il mento sudicio con il polso, cosa ha risposto, naturalmente a bocca piena?
La regina Margherita mangia il pollo con le dita!
Ecco, in questi casi le cose da fare sono tre:
1 non cacciare via l’ospite (non è signorile)
2 non rovesciare sull’ospite le portate presenti in tavola, accompagnando il gesto con un calcolatissimo “allora stacci nella tua sporcizia, maiale” (ancora meno signorile)
3 rispondere a tono (e nel modo più snob che vi riesce): “io però non vo’ di fretta e uso sempre la forchetta“.

C’è modo e modo di fare veramente qualsiasi cosa. L’importante è esserne consapevoli.

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10 pensieri su “C’è modo e modo

  1. come dici tu beatrice c’è modo e modo per tutto…..per quanto riguarda la moda ,non la seguo ma metto ciò che mi sta bene secondo il mio fisico e l’età proprio per non cadere nel ridicolo……..certo a tavola c’è un galateo da seguire,io per esempio la pizza se sono in ristorante la mangio con la forchetta e coltello,ma a casa la mangio con le mani e la gusto di più……

  2. ahah hai proprio ragione! per i libri sottolineati…beh, io sono per la vecchia e cara matita e non gli evidenziatori che non fanno altro che incasinarti la vista e lo studio! per le magliettine trasparenti e svolazzanti, sono un po’ come i leggings ammettiamolo 😛 e per il pollo mangiato con le mani e i piacevoli rumori provenienti da bocche biascicanti… aaaaah, solo l’idea di quest’ultima cosa mi fa innervosire, che ci posso fare? 😉 poi ognuno è libero di fare ciò che vuole!

    • Viva le matite! Anche perché “incasinano” molto meno le idee… Ultimamente, per le cose proprio da non scordare, uso una matita-evidenziatore-gialla in modo mooolto discreto. Una soddisfazione.
      NON parliamo dei leggins: sono un’altra piaga dell’umanità, si potrebbe aprire un altro spiacevole capitolo per l’umanità!!! (presa nota muahahaha)

  3. Bisogna imparare a sottolineare se si sottolinea tutto vuol dire che non si ha capito qual’è l’argomento chiave. Un buon editore e tipografo, oltre allo scrittore, dovrebbero in libri didattici creare già nella grafica dei percorsi logici che aiutano a capire e memorizzare. Sul pollo….posso solo dire che l’animale vero era il tuo dirimpettaio!

    • L’animalità del mio dirimpettaio è fuori di dubbio. E per i libri sono assolutamente d’accordo! A me l’ha insegnato la mia mitica maestra delle elementari: una di quelle cose che una volta che impari, è fatta!! 🙂

  4. in effetti è vero, c’è modo è modo di mangiare una coscia di pollo, anche se sotanzialmente se ne possono rintracciare due (con relative sottoclassi):
    il modo “bon ton” e il modo “sventra carcasse no limts” (il tizio che hai incontrato tu appartiene evidentemente all’ultimo stadio di questa categoria).
    ma ti posso assicurare però che il sapore del pollo cambia in base al modo in cui lo mangi! …e indovina quando è più buono? sventrare per credere.
    🙂

    • Ahahah mi tenti un sacco con “sventrare per credere”! Credo sperimenterò in una notte buia e tempestosa, quando potrò agire indisturbata e non lasciare prova di nulla!
      Promesso che riporterò l’esperienza 😉 (prima o poi, MAY BE)

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