Undici settembre. Solo?

Tentenno davanti alla tastiera.

Scrivo o non scrivo? In testa mille idee frullano vorticose, come se stessi pensando a tutto e a niente allo stesso tempo. E’ deciso: scrivo.

Oggi è l’undici settembre. Undici anni dopo, questa data torna carica di significati e interrogativi, come se il tempo non fosse passato. Undici anni, invece, sono tanti: quante cose sono successe, quanto siamo tutti cresciuti, cambiati, forse maturati, quante cose sono successe? Me lo ricordo ancora benissimo, quel giorno: ero a casa con mamma e papà, c’era un bel sole che filtrava dalle tapparelle ed ero contenta perchè non andavo a scuola. Ad un tratto squillò il telefono, e corsi a rispondere felice; era un’amica di mamma, in lacrime: “accendete la radio, la televisione, subito”. Spaventata lasciai cadere la cornetta del telefono che restò penzoloni, a sbattere contro il mobiletto, e mi arrampicai senza dire niente sulla libreria dove c’era la radio; non appena iniziò a gracchiare le prime notizie, mamma e papà arrivarono vicino a me e ci sedemmo ad ascoltare, attoniti, immobili.

Il primo aereo si era schiantato. La voce che parlava dallo studio radiofonico suonava limpida e spaventata, nel silenzio più totale. Poi, arrivarono le prime registrazioni: urla, grida, rumori indecifrabili riempirono la stanza immersa nella penombra della calda giornata di dine estate, quasi come si trattasse dell’audio di un film. La verità è che al momento non mi resi minimamente conto di ciò che stava accadendo: c’era un raggio di sole, che filtrava dalle imposte e illuminava il divano; come una lama sottile sembrava scorrere proprio di fianco a me, disegnando il profilo del divano e illuminando ogni singolo granello di polvere nell’aria sovrastante. Lo fissavo e ascoltavo, ma era come se non sentissi nulla.

Il secondo aereo si era schiantato. Mi ricordo che non avevo il coraggio di alzare lo sguardo per guardare mamma e papà. Sentivo che stavano piangendo, per lo meno mamma, e mi abbracciavano forte, troppo forte. La voce alla radio era cambiata, ora parlava un uomo che faceva ascoltare frenetico stralci di programmi di altre radio e televisioni, parlavano quasi tutti in inglese e io non capivo nulla. Poi urla, ancora urla. E io non capivo.

“Mamma, perchè non vediamo alla televisione?”
Ci volle un po’ prima che papà si alzasse dal divano, prendesse in mano il telecomando e facesse partire le immagini: rai tre stava trasmettendo il crollo. Gli aerei quasi invisibili, poi l’impatto, le fiamme, e subito dopo il collasso. Devo dire la verità? Non mi avevano impressionato particolarmente, quelle immagini; sembravano così finte, mi ricordavano tanto un documentario del 1982 che papà mi faceva vedere nei pomeriggi più caldi e che mi piaceva da morire: Koyaanisquatsi (se non l’avete mai visto, tra l’altro, ve lo consiglio caldamente). La tragicità di quel collegamento inconscio, allora naturale e innocente, mi fa rabbrividire ancor oggi.

In quell’unica giornata sono morte circa tremila persone. Un numero impressionante di vite umane, quante se ne contano nella popolazione di un quartiere. Su una cosa, però, sto riflettendo da tutta mattina: quanti altri morti vi sono stati, in seguito a quell’attentato? In Afghanistan, dove gli Stati Uniti hanno focalizzato i loro sforzi bellici in seguito a quella giornata, Peace Reporter ha contato più di 71 mila morti, per esempio.

Chi si ricorda di loro, oggi?

Cos’hanno loro in meno di quegli impiegati, funzionari e vigili del fuoco le cui vite si sono spezzate insieme alle Gemelle? Non voglio farne una mera
questione di numeri e cifre ma voglio allo stesso tempo cercare di non essere ipocrita con me stessa: chi sono in questa storia i buoni? E chi i cattivi? Chi ha iniziato prima? E sarebbe comunque tutta sua, la colpa? Cosa sarebbe potuto succedere se l’uno o l’altro si fosse comportato diversamente?

Forse è solo l’eterno gioco dove vittima e carnefice si inseguono a vicenda, scambiandosi inconsciamente di ruolo ad ogni mossa.

Di una cosa però sono sicura: “chi” è “chi“, alla fine, lo decidono sempre i vincitori, e la verità dei vinti raramente viene ascoltata.

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2 pensieri su “Undici settembre. Solo?

  1. Ciao Bea, una visita da te fa sempre piacere.Due righe solo per dirti che queste situazioni ( che riporto), puntualmente mi mandano in estasi . Quella dimensione e sensazione si essere “sospeso”……indescrivibile !! Mi ricorda quasi sempre la purezza dell’infanzia/l’adolescenza…… 😎
    “… c’era un raggio di sole, che filtrava dalle imposte e illuminava il divano; come una lama sottile sembrava scorrere proprio di fianco a me, disegnando il profilo del divano e illuminando ogni singolo granello di polvere nell’aria sovrastante. Lo fissavo e ascoltavo, ma era come se non sentissi nulla.”
    “Undici settembre. Solo?”
    No, non solo…… Sta per arrivarci un botto che farà vergognare 11/9 !!! Buon Sunday, Bea 😆

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