G. (senza più parentesi nei titoli) – oh, no

Finalmente è tornato G. ! È arrivato ieri sera con tutto il non-senso, la pigrizia, l’impulsività, la tenerezza e la generosità che ne scolpiscono inequivocabilmente il carattere.

G. È bellissimo.
Non lo dico perché ne sono innamorata o perché non ne vedo i difetti… È che secondo me è proprio bello. Fin dalle prime volte in cui uscivamo mi ha sempre ricordato la canzone della Nannini “Bello e impossibile”: è lui, con occhi quasi neri, grandi e vispi, protetti da lunghe ciglia, labbra carnose, come femminili, e una barba corvina che trasandata gli incornicia il volto in un fregio che termina con rasta lunghissimi, raccolti in un crocchio che sulle tempie lascia sempre sfuggire qualche ricciolo nero, ribelle e morbidissimo.
G. è slanciato, alto (altissimo!), molto magro e stranamente molleggiato, quasi come se stesse sempre canminando su uno di quei materassoni rimbalzoni che ci sono alle fiere di paese.
G. è maldestro, e riesce sempre (SEMPRE) a sporcarsi o scottarsi con qualcosa, come se sui materassoni ci portasse tutto ciò che tocca; mi ricordo ancora una delle prime volte che mi aveva invitato più o meno ufficialmente a cena con S., la sua mamma, quando in uno slancio di “mi do da fare perché sono bravo” in meno di un minuto era riuscito, togliendo le lasagne dal forno, a: rovesciarle, scottarsi, sporcare tutti i fornelli cercando di appoggiarle, farle cadere per terra, rompere la taglia e infilzarsi nella calza un pezzo di vetro.
Un disastro!

G. ha il senso dell’umorismo (per fortuna, oso puntualizzare).
Per le cose serie però, tipo le sue maldestre disavventure, s’incazza; non so, in realtà, se gli dia più fastidio la sua poca praticità (gli eufemismi salvano sempre) o il fatto che possa risultare buffo. E credetemi, è terribilmente buffo! In quei “sporadici” momenti in cui riesce a complicarsi particolarmente la vita, la cosa che più mi piace è guardare le espressioni che si dipingono sul suo volto: tutte le volte che combina qualcosa vedo come al rallentatore quel faccino che si storce e si concentra sempre più, cercando di coordinare braccia e gambe, pensiero e azione, cause e conseguenze.

Il bello di G. è che per molti sensi mi compensa, mi completa.

Stendiamo un velo pietoso, o meglio una coperta, su altezza e stazza, caratterialmente intendo: riusciamo a compensare i reciproci eccessi e lacune con una facilità che non avrei mai immaginato, ci correggiamo e viziamo senza mai giudicare.
Ora, per esempio, dovrei riuscire a farlo studiare, mentre il suo intento è di farmi uscire e svagare. Anche G. ha due esami a settembre, come me, ma invece di pensarci, mettersi a leggere e trascrivere appunti, non se ne cura. Quasi come se non lo riguardassero, pensa e fa altro, leggiucchiando qualcosa qua e la quando proprio non può farne a meno… Beh, non sto a raccontarvi per l’ennesima volta con che filosofia sto prendendo io il mio unico-e-inimitabile esamone… Ma in un certo senso spero che in questi giorni ci bilanceremo!

Con G. è venuto anche B. un suo amico d’infanzia, buono come il pane. Chissà se riusciremo a coordinare gli intenti e a portare a termine tutti i propositi e le aspettative!

Ora finisco di scrivere (e far finta di studiare!) e torno da loro! Un abbraccio

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