Fino all’ultima virgola

È arrivato il momento di raccontarvi un pezzettino della mia vita.

Sono giorni che penso di scrivere e settimane che non riesco a leggervi perché accedere a internet mi è praticamente impossibile (tutt’ora sto scrivendo un post-it sul telefono, sperando di riuscire a pubblicarlo).

Voglio però tirare fuori qualche pensiero da quella scatolina ermetica che tengo in fondo al cuore… Anche un po’ per rendermene conto, sapete, per poter rileggere le parole che butterò giù e magari lasciar sfuggire qualche lacrima, come in questo momento.

Circa un mese e mezzo fa è morto il mio papà.

Era gravemente malato da quando avevo sette anni e per me, da allora, è sempre stato un po’ come avere una bomba ad orologeria incastonata nel cuore: pesante, nascosta, mi ha fatto però apprezzare le cose più meravigliose della vita, mi ha fatto provare quanto si può amare e quanto si può essere felici. Mi ha fatto capire che non abbiamo nulla di più prezioso della vita stessa, mi ha insegnato anno dopo anno l’importanza del rispetto per la sofferenza, in un certo senso la sua accettazione, ma soprattutto la tenacia che bisogna avere nella lotta, il coraggio di non lasciarsi mai in balia degli eventi.

Mi ha fatto capire profondamente che la forza più grande che abbiamo è la nostra stessa capacità di amare ed essere amati.

La gioia, la speranza, l’affetto, possono tenere in vita più di qualsiasi medicinale; possono far trascorrere leggeri i momenti più dolorosi trovandovi dentro quel “non so che” per cui vale lo stesso la pena di viverli, di farlo insieme proprio come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Quella bomba, che con la sua pesantezza mi ha sempre stimolata e terrorizzata, che mi ha fatto volare alta sulle meraviglie della vita senza mai nascondermi la cruda realtà, è tutto d’un tratto scoppiata dentro di me. Con le sue mille schegge incandescenti mi ha colpita in ogni angolo del corpo e del pensiero arrivando laddove pensavo di non avere nulla, dove credevo non vi fosse possibilità di essere vulnerabili, dove non credevo di “esserci”.

Con lui ho giocato sempre, con tutto, abbiamo inventato mille mondi diversi e vissuto in ognuno altrettante avventure. Con lui sono cresciuta e ho condiviso paure, speranze, gioie e dolori. Era così bello sentirsi dire “sei la mia briscoletta, la bambina più brava del mondo, andrà tutto bene!” anche quando credevo che mi stesse crollando il mondo addosso. Era così bello, negli ultimi mesi, chiamarlo al minimo problema, chiedere consiglio, piangere, rincuorarsi e alla fine riuscire sempre a sorridere.

La cosa più BELLA che riesco a pensare, ora, è che non cambierei neanche una virgola di ciò che è stato.
Rivivrei con lui ogni momento della nostra vita dicendogli quanto gli voglio bene.

Così com’è accaduto fino all’ultimo istante.

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14 pensieri su “Fino all’ultima virgola

  1. Ero convinto di averti scritto e constato che no..forse perchè una parte della verità la si poteva intuire nel tuo precedente post. Per quanto sia difficile e doloroso vivere senza…le tue parole lasciano presagire che il tuo legame e le modalità che riuscirai a mantenere (ci sono e sono tutte personali) con il tuo papà saranno la tua forza e la tua identità. Un abbraccio da un padre che fai pensare molto.

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