Tutto parte dall’interpretazione. O forse no.

La difficoltà degli esami è direttamente proporzionale all’osticità dei rispettivi nomi.

E’ vero, e non ci si può fare niente.

Ci sono certi esami che hanno proprio il nome in testa, in puro stile “memento mori“. Uno di questi è Macroeconomia: come non essere terrorizzati da un esame il cui nome inizia con “macro”!? Ci sono modelli per qualsiasi cosa, grafici che spiegano inequivocabilmente “chi fa cosa, e perché”, schematizzando il mondo senza possibilità di replica. La materia si dovrebbe chiamare: “Spiegazione del Mondo. Ovvero come meravigliose menti, meravigliosamente contorte, hanno cercato (spesse volte con successo) di modellizzarlo” .

Poi ci sono gli esami subdoli, tipo Storia Economica. La Storia? Facile, è dalle elementari che studio la materia, cosa potrà mai essere!? E invece no: “Storia Economica” è il classico esame dove la settimana prima della prova ti ritrovi con un pensiero fisso “ma io, che cazzo ho studiato durante tutta la mia carriera scolastica?”. E poi va come deve andare, perchè quando ci si ritrova davanti il compito, non si può far altro che rigurgitare tutte le conoscenze accumulate dalla prima elementare ad oggi in una specie di creativo e insolito collage (per dirlo alla francese, anche se il vocabolo dialettale che renderebbe meglio l’idea sarebbe “rebelòt“)

Vogliamo accennare qualcosa su Matematica Finanziaria? “La matematica è bella. La matematica è bella. La matematica è bella.” Questo è il mantra che ripeto quando sto per affrontare la materia: se tu vuoi bene a lei, lei ne vorrà a te, è l’Universo che funziona così e non si può sbagliare. Per matematica finanziaria, però, le cose si fanno più dure; quel brutto aggettivo infatti, così impervio e ostile, di bellezza non ne trasmette neanche un po’. Da Gennaio, nonostante tutto, mi ripeto che la Legge debba funzionare anche per lei: deve. DEVE.

I peggiori esami in assoluto, però, quelli che proprio odio con ogni neurone, sono quelli dove non c’è nulla da capire: proprio come nella Storia Infinita il Nulla si rivela essere un’entità mostruosa che tutto inghiotte e tutto deprime, che toglie speranze e sogni. A cosa mi riferisco? Economia Aziendale. Tutto da memorizzare, niente da interpretare; l’interpretazione è fallace tanto quanto spontanea. I contabili non interpretano, applicano. Io, da grande, piuttosto che il contabile faccio volentieri il servo della gleba.

Fortunatamente il periodo d’esami sta volgendo al termine: mancano all’appello solo “Spiegazione del Mondo. Ovvero come meravigliose menti, meravigliosamente contorte, hanno cercato (spesse volte con successo) di modellizzarlo” e un generale di Matematica (“La matematica è bella. La matematica è bella. La matematica è bella.”)

Ce la farò mai?

Torno alla carta stampata.

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10 pensieri su “Tutto parte dall’interpretazione. O forse no.

  1. Eh eh..bellissimo post..leggi un pó questo?”Metodi spettroscopici e di separazione delle molecole organiche”..c’è da spaventarsi no? Infatti sarà l’ultima materia che daró 🙂 ciao!!

  2. Ho letto la descrizione delle tue materie e per un attimo ho creduto di essere tornata alla triennale (A-I-U-T-O) perchè erano praticamente le stesse.
    Macroeconomia è stata la mia preferita in assoluto, infatti ci ho pure fatto la tesi.
    Coraggio, studia al meglio e andrai alla grande 😉

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